Bancabilità – come si finanzia un impianto solare in Italia
Cosa vuol dire bancabilità
Un progetto solare attraversa più stadi prima di produrre energia. Viene autorizzato, ottiene un prezzo di riferimento, trova i capitali, entra in costruzione. Ma in questo processo c’è una variabile particolarmente importante:
La bancabilità misura quanto un finanziatore si fida di quel progetto. È la probabilità, letta da una banca o da un fondo, che l’impianto venga costruito bene e produca quello che ha promesso lungo tutta la sua vita utile. Quando questa fiducia è alta, il capitale arriva a condizioni migliori. Quando è bassa, il progetto fatica a chiudere il finanziamento, o lo chiude a un costo che ne erode il ritorno.
Per capire dove si gioca la bancabilità conviene partire dalle tre strade attraverso cui un progetto solare trova capitali oggi in Italia, e poi vedere perché tutte e tre convergono sullo stesso punto.
Le tre vie del finanziamento
Le aste pubbliche
Il meccanismo più usato nel 2025 è stato quello delle aste. Con il FER-X il GSE garantisce all’impianto un prezzo di riferimento a lungo termine e azzera quasi del tutto il rischio sui ricavi. Nella tornata 2025 il fotovoltaico si è aggiudicato 10,8 GW, il volume più alto mai messo a gara da un singolo Stato europeo in un anno. Il programma è appena partito: tra fine 2026 e 2027 le procedure del GSE puntano a circa 26 GW di nuova capacità rinnovabile.
Per lo storage esiste un meccanismo parallelo, il MACSE gestito da Terna. La prima asta, chiusa a fine settembre 2025, ha assegnato 10 GWh di capacità con contratti a quindici anni. La logica è la stessa: il sistema garantisce un ricavo di disponibilità stabile, e per il finanziatore lo scenario diventa facile da modellare.
Il Power Purchase Agreement
La seconda via non passa dal pubblico. Con un corporate PPA un’azienda energivora si impegna ad acquistare l’energia dell’impianto per dieci, quindici o vent’anni, blocca il prezzo e smette di subire la volatilità delle commodity. Quel contratto di lungo periodo rende il progetto leggibile a una banca.
In Italia la capacità contrattualizzata con corporate PPA è raddoppiata tra il 2024 e il 2025, dopo essere triplicata l’anno prima. Aste e PPA lavorano in parallelo, su segmenti di progetto diversi. In parole semplici, il PPA è uno strumento di stabilità e di efficienza per l’industria che vuole sottrarsi all’oscillazione dei prezzi.
Il project finance merchant
La terza strada è la più esposta. Nessun prezzo garantito, né dal pubblico né da un offtaker. Il progetto vive sui ricavi che genera sul mercato, e lo storage diventa decisivo perché sposta l’energia dalle ore in cui non vale nulla a quelle in cui viene pagata.
Il problema è concreto. Ad esempio, in Sicilia, nelle ore centrali di una giornata estiva, l’energia può andare a zero. Il proprietario di un impianto merchant si ritrova con il contatore che gira ma senza l’effettiva richiesta di energia. Affiancare un sistema di accumulo a un impianto merchant è spesso la condizione che lo rende finanziabile.
Il collo di bottiglia comune
Tre strade diverse arrivano allo stesso punto. Nessuna banca, nessun fondo e nessun corporate firma su un asset di cui non si fida. La fiducia riguarda una cosa sola: che l’impianto sarà costruito bene e funzionerà ancora tra vent’anni.
Qui la qualità costruttiva diventa una leva finanziaria. Gianluca Miccoli, amministratore delegato di AIEM, la riassume in un’equazione diretta. “Avere un EPC bancabile è sinonimo di qualità e garanzia: i soggetti finanziatori si sentono tranquilli di erogare, perché hanno la visibilità che l’impianto verrà realizzato con standard elevati.”
Il rovescio è altrettanto netto: affidarsi a un operatore meno bancabile significa ottenere una minore leva finanziaria, quindi più equity richiesta all’investitore. E quanto più l’investitore immobilizza equity, tanti meno megawatt riesce a costruire nello stesso periodo di tempo, con lo stesso capitale.
La bancabilità di un EPC poggia su elementi verificabili:
- un track record documentato,
- componenti Tier 1 con garanzie reali e una storia industriale abbastanza lunga,
- una contrattualistica solida verso gli stakeholder,
- una due diligence tecnica che regge l’esame del finanziatore.
Questo insieme abbassa il rischio percepito e con esso il costo del capitale del progetto.
Cosa cambia per chi sviluppa un impianto
La bancabilità si imposta a monte, non a ridosso del closing. Due impianti identici sulla carta, stessa taglia, stessa radiazione, stesso PPA, possono chiudere il finanziamento a condizioni molto diverse. A pesare sono le variabili che si decidono in costruzione: l’affidabilità e track record dell’EPC Conttsctor, il rischio di ritardo, di sottoperformance, di componenti sbagliati, di contenzioso. Il finanziatore le prezza mesi prima che qualcuno apra un foglio di calcolo.
Per chi sviluppa, questo cambia l’ordine delle decisioni. La via di finanziamento e il partner EPC vanno scelti insieme. Un asset più bancabile sblocca più leva, riduce l’equity bloccata e, a parità di capitale, porta a terra più megawatt. È la differenza tra un progetto che resta in pipeline e uno che entra in esercizio.
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- i modelli per il fotovoltaico distribuito e l’autoconsumo, incluse le configurazioni CACER e gli strumenti per installatori, ESCo e PMI
- la bancabilità dei BESS e il revenue stacking tra ricavi merchant, MACSE e capacity market
- il finanziamento dei grandi impianti utility-scale, con le specificità dell’agrivoltaico e del floating PV
Due di questi fronti, i BESS e l’utility-scale con l’agrivoltaico, sono il cuore della pipeline AIEM. Presidiare il tavolo dove sviluppatori, investitori e banche si incontrano è il momento in cui il lavoro fatto in cantiere si traduce in valore finanziario.
Il punto di AIEM
AIEM è un EPC contractor specializzato in impianti fotovoltaici utility-scale, agrivoltaico e sistemi di accumulo, con cantieri in tutta Italia. Il 2025 si è chiuso con ricavi in crescita del 57% e produzione del 68%, l’aggiudicazione dell’asta GSE FER-X su Boara Polesine e un portafoglio con visibilità fino a fine 2027.
Aste, PPA e project finance rispondono a esigenze diverse e convivono. Qualunque sia la via scelta, la qualità dell’esecuzione resta la precondizione. La leva finanziaria si costruisce in cantiere, prima che nel term sheet, e si decide al concept del progetto.


