AIEM rinnova la partnership con TEDxRovigo 2026: “Goodbye, Hello!”

Anche quest’anno AIEM è al fianco di TEDxRovigo, che il 12 settembre festeggia dieci anni di idee con un’edizione dedicata ai passaggi: addii che diventano nuovi inizi.

“Goodbye, Hello!” è il tema scelto da TEDxRovigo 2026 per la sua decima edizione: un saluto al passato e al modo “vecchio” di fare, per fare spazio a ciò che viene. È un’idea che ad AIEM suona familiare, perché è il cuore del lavoro che facciamo ogni giorno: accompagnare territori e imprese verso un modo più efficiente e sostenibile di produrre energia.

Per questo anche quest’anno AIEM rinnova il proprio sostegno a TEDxRovigo, confermando una partnership che dura da diverse edizioni. Da anni affianchiamo l’evento perché ne condividiamo la missione: creare connessioni, diffondere conoscenza e dare spazio alle visioni che costruiscono il domani.

L’appuntamento è per sabato 12 settembre 2026, negli spazi rinnovati del Q200 – Censer di Rovigo. Sul palco si alterneranno scienziati, innovatori, artisti e divulgatori, dal clima all’intelligenza artificiale, dalla space economy alle nuove frontiere della scienza, per dieci anni di racconti che hanno fatto di TEDxRovigo un punto di riferimento culturale per la città e per il Veneto.

La transizione energetica è, in fondo, un grande “goodbye, hello” del nostro tempo: un passaggio che riguarda i cantieri quanto le persone.

Un impianto cambia un paesaggio, un’economia locale, il lavoro di chi vive lì accanto, e regge nel tempo solo quando la comunità intorno lo capisce e lo fa proprio.

Ecco perché sosteniamo un palco dove le idee si raccontano ad alta voce: prima di ogni cantiere viene il sapere condiviso. Il resto lo mettiamo con i fatti, con impianti e opere che restano, e con la convinzione che il futuro non si annunci, ma si costruisca.

Scopri di più e partecipa: www.tedxrovigo.it

Brownfield e fotovoltaico: perché il futuro del solare italiano passa dalle aree dismesse

Il paradosso italiano

A fine 2025 in Italia ci sono 43,5 GW di fotovoltaico installato. Per raggiungere i target del PNIEC entro il 2030 ne servono circa altri 36, da costruire in cinque anni.

Allo stesso tempo, l’opinione pubblica ha alzato la pressione sul tema del consumo di suolo, i Comuni bloccano frequentemente anche dove non potrebbero, le autorizzazioni si sono fatte più selettive.

Dove si mettono, allora, questi 36 GW?

La risposta è scritta nei testi normativi più recenti. Va letta con attenzione.

Il quadro normativo

Il DL Agricoltura 63/2024, convertito in legge nel luglio dello stesso anno, ha chiuso il fotovoltaico a terra sulle aree agricole, salvo eccezioni esplicite. Le eccezioni sono il punto.

L’articolo 5 elenca le tipologie di sito che restano accessibili: cave e miniere dismesse, discariche chiuse e ripristinate, aree industriali, commerciali e artigianali (incluse le fasce di 500 metri attorno a esse), siti ferroviari e autostradali e relative pertinenze.

La Legge 4/2026 sull’agrivoltaico ha rafforzato il concetto. Per le aree idonee i tempi autorizzativi sono ridotti di circa un terzo, la manutenzione ordinaria è assimilata, la qualifica di idoneità è oggi un riconoscimento normativo e non un’interpretazione locale.

É importante notare che la qualifica di area idonea non estingue gli obblighi residui del sito. Una cava dismessa rimane soggetta agli obblighi di ripristino ambientale anche dopo l’installazione di un impianto fotovoltaico. Una discarica chiusa rimane sotto i protocolli di monitoraggio post-mortem. Lo stesso vale per le bonifiche residue di aree industriali contaminate. Il fotovoltaico si aggiunge, non sostituisce, gli adempimenti ambientali.

Il patrimonio italiano di brownfield

In Italia ci sono oltre 14.000 cave dismesse, censite a vario titolo da regioni, province e fonti di settore. Vi si aggiungono migliaia di discariche chiuse, in buona parte già nei piani provinciali di gestione dei rifiuti urbani. E un patrimonio difficilmente quantificabile ma diffuso in ogni regione di aree industriali abbandonate, capannoni in disuso, piazzali asfaltati ex artigianali.

La distribuzione non è omogenea: il Nord ha una concentrazione maggiore di siti industriali dismessi, il Centro-Sud di cave (estrazione di inerti, marmo, tufo, calcare). Le ex discariche sono distribuite su tutto il territorio. Ogni sito ha una storia diversa e va valutato per intero prima ancora di calcolare i kilowatt installabili.

Questo patrimonio coprirebbe, in larga parte, il fabbisogno residuo italiano di fotovoltaico a terra al 2030, senza toccare un solo ettaro di seminativo.

Cosa serve davvero per progettare su brownfield

Un impianto utility-scale su area degradata richiede competenze che non si improvvisano. Sono quelle che separano un progetto bancabile da uno che si ferma in autorizzazione, o peggio, in cantiere.

  • La caratterizzazione del sito viene per prima. Su una cava significa rilievi geotecnici approfonditi (i versanti possono avere comportamenti diversi dai terreni vergini) e geochimici (residui di lavorazione, polveri minerali, drenaggi acidi). Su una discarica significa indagini sui materiali interrati e sul biogas residuo. Su un’area industriale significa screening della contaminazione del suolo e delle acque sotterranee.
  • vincoli di ripristino restano attivi. Per le cave, l’obbligo di ripristino morfologico previsto dall’autorizzazione estrattiva non decade. Vanno conciliati ripristino e installazione, spesso integrandoli in un unico piano d’opera. Per le discariche, il monitoraggio del percolato e del biogas continua per anni dopo la chiusura, e le strutture fotovoltaiche non devono interferire con i sistemi di captazione.
  • Le fondazioni sono un capitolo a parte. Su un terreno non vergine, le infissioni standard a vite o a battitura possono incontrare strati eterogenei, ostacoli, livelli di compattazione variabile. Spesso si lavora con fondazioni speciali, plinti superficiali, zavorre, o con un mix di soluzioni studiato sul singolo settore di impianto.
  • Il dialogo con gli enti (come ARPA, Soprintendenza, autorità che hanno in carico il sito storico) va impostato prima della progettazione esecutiva, non al momento del cantiere.

Il bilancio finale è favorevole per chi sa gestire questa complessità. Il cronoprogramma di pre-development è più lungo del fotovoltaico greenfield, ma l’iter autorizzativo accelerato e l’assenza di opposizione locale compensano ampiamente.

Il caso Trissino

Trissino, provincia di Vicenza. Undici ettari di un’ex discarica diventeranno un impianto fotovoltaico bifacciale da 14.000 moduli. Un terreno che per decenni nessuno aveva più voluto, e che oggi tornerà a produrre valore senza essere strappato all’agricoltura locale.

Il progetto ha richiesto un percorso autorizzativo articolato, condotto in dialogo con la Soprintendenza, ARPA Veneto e il Comune. Le strutture sono state dimensionate sui vincoli di un suolo che ha già una sua storia chimica e morfologica. Il piano di mantenimento dei sistemi di monitoraggio della discarica resta attivo per tutta la durata dell’impianto.

È un caso di studio utile non per le sue dimensioni, ma per il metodo. Le stesse competenze sono replicabili su cave dismesse, ex aree industriali e siti analoghi in ogni regione italiana.

Cosa cambia per chi vuole investire o cedere un terreno

Per i proprietari di cave esaurite, discariche chiuse o aree industriali in disuso, il quadro normativo del 2026 apre una possibilità nuova: monetizzare un asset che fino a ieri era un costo (di custodia, di ripristino, di sorveglianza). Le richieste di valutazione su questi siti stanno aumentando, e con esse la concorrenza tra sviluppatori.

Per i fondi infrastrutturali e per gli sviluppatori che cercano pipeline italiana, le aree brownfield rappresentano la quota maggioritaria delle opportunità autorizzabili nei prossimi cinque anni. La selezione del sito, prima ancora del finanziamento, è oggi una variabile competitiva.

BESS: cos’è un sistema di accumulo a batteria e perché è così importante negli impianti solari

Il sole produce energia con la luce diurna. La maggior parte di noi, però, consuma energia la sera. Questo disallineamento è un nodo centrale del fotovoltaico: l’energia viene generata quando la richiesta è spesso bassa, e serve quando il sole non c’è.

Senza un sistema di accumulo, l’eccesso viene ceduto alla rete a prezzi minimi, in particolar modo nel fotovoltaico residenziale e negli impianti utility-scale. È qui che entrano in gioco i sistemi BESS: Battery Energy Storage Systems.

In modo molto semplice: sono grandi batterie che immagazzinano l’energia prodotta durante le ore solari e la restituiscono alla rete quando serve davvero, stabilizzando l’offerta e massimizzando il valore dell’energia generata.

Non si tratta di una tecnologia del futuro: è una tecnologia del presente, che sta ridefinendo le regole del mercato energetico italiano, europeo e mondiale.


Come funziona un sistema BESS
Un impianto BESS è composto da moduli di batterie agli ioni di litio, un sistema di gestione dell’energia (EMS – Energy Management System) e convertitori di potenza che gestiscono il flusso bidirezionale tra le batterie e la rete elettrica.

Il funzionamento segue tre fasi: produzione → accumulo → rilascio. Durante le ore di massima produzione da fonte solare l’energia in eccesso viene immagazzinata nelle batterie anziché essere immessa in rete a basso valore economico. Nelle ore serali o nei momenti di picco della domanda, l’energia viene rilasciata, coprendo il fabbisogno e ottenendo una valorizzazione economica significativamente superiore.

A questo si aggiungono i servizi ancillari alla rete, ovvero quelle prestazioni di regolazione e bilanciamento che il gestore della rete (TSO/DSO) richiede per garantire la stabilità del sistema elettrico. I BESS sono tra le risorse più efficienti per fornire questi servizi, grazie alla loro rapidità di risposta e flessibilità operativa.


Perché il BESS è strategico per il mercato italiano
L’Italia è uno dei Paesi europei con la più alta penetrazione di fotovoltaico, ma anche uno dei più esposti al problema del disallineamento tra produzione e consumo. Il fenomeno del curtailment (lo spegnimento forzato di impianti rinnovabili per eccesso di produzione) rischia di diventare un problema grave.

I sistemi di accumulo risolvono strutturalmente questo problema. Grazie ai sistemi di storage:

  • L’energia rinnovabile diventa più stabile, riducendo la dipendenza dalla rete nelle ore serali e massimizzando l’autoconsumo
  • La rete elettrica è più bilanciata, con la possibilità di partecipare al mercato dei servizi di dispacciamento (MSD) generando ricavi aggiuntivi
  • Il valore dell’energia aumenta nelle ore di maggiore richiesta, rendendo bancabili progetti di grande taglia grazie a profili di ricavo più prevedibili e diversificati

BESS stand-alone e BESS integrati: due modelli a confronto
I sistemi di accumulo possono essere progettati in due configurazioni principali.
Il BESS integrato viene abbinato direttamente a un impianto fotovoltaico (o eolico), condividendone il punto di connessione alla rete. In questa configurazione, lo storage ottimizza la produzione dell’impianto, riducendo il curtailment e massimizzando i ricavi da vendita dell’energia.

Il BESS stand-alone è invece un impianto di accumulo autonomo, connesso direttamente alla rete, progettato per fornire servizi di flessibilità al sistema elettrico. Questa tipologia risponde alla domanda crescente di risorse di bilanciamento rapido e rappresenta una frontiera di investimento sempre più attrattiva.

Entrambe le configurazioni richiedono competenze progettuali avanzate, dalla scelta della tecnologia di batteria al dimensionamento elettrico, dalla gestione termica all’integrazione con i sistemi di controllo della rete.


La visione di AIEM: dall’EPC al BESS, un percorso naturale
AIEM ha costruito il proprio percorso nel settore delle rinnovabili partendo dalla progettazione e costruzione di impianti fotovoltaici utility-scale, sviluppando competenze trasversali che coprono l’intero ciclo di vita di un progetto: dall’ingegneria alla costruzione, dal procurement al commissioning.

In AIEM stiamo sviluppando progetti BESS stand-alone e integrati ai nostri impianti fotovoltaici, portando nel mondo dello storage la stessa competenza che ci contraddistingue nel solare.

La capacità di gestire progetti complessi, che richiedono competenze di ingegneria elettrica, civile, di connessione alla rete e di gestione autorizzativa, è esattamente ciò che distingue un EPC contractor strutturato da un semplice fornitore. Ed è ciò che AIEM porta sul tavolo nel segmento BESS: esperienza industriale, visione di lungo periodo e capacità esecutiva.


Lo storage come leva per la transizione energetica
La transizione energetica non si realizzerà solo installando più pannelli fotovoltaici. Servono infrastrutture capaci di rendere programmabile e flessibile l’energia rinnovabile, trasformandola da risorsa intermittente a pilastro affidabile del sistema elettrico.
I BESS rappresentano questa infrastruttura. Ma l’impatto è trasformativo: grazie ai sistemi di storage, l’energia rinnovabile diventa più stabile, la rete elettrica è più bilanciata e il valore dell’energia aumenta nelle ore di maggiore richiesta. Per chi, come AIEM, ha la competenza per progettarli, costruirli e integrarli nel sistema energetico, lo storage è il contributo concreto a un modello energetico più sostenibile, efficiente e resiliente.

AIEM al KEY 2026: focus su EPC e transizione energetica

AIEM conferma anche per il 2026 la propria partecipazione a KEY – The Energy Transition Expo, uno degli eventi di riferimento per il settore delle energie rinnovabili e della transizione energetica, in programma dal 4 al 6 marzo 2026 presso il Padiglione B5 – Stand 170 della Fiera di Rimini.

La manifestazione rappresenta, anche quest’anno, un’importante occasione di confronto tra aziende, professionisti e stakeholder del settore, favorendo lo scambio di competenze e la condivisione di visioni sulle evoluzioni del mercato energetico.

Tra gli elementi distintivi dell’edizione 2026, l’introduzione di un padiglione dedicato agli EPC contractor, a conferma del ruolo sempre più strategico che questi operatori ricoprono nello sviluppo e nella realizzazione di progetti legati alle energie rinnovabili.
La presenza di AIEM a KEY 2026 si inserisce in un contesto di dialogo tecnico e istituzionale volto a rafforzare relazioni, approfondire scenari futuri e contribuire attivamente al percorso di transizione energetica.

Perché l’attenzione al dettaglio è il vero investimento negli impianti del futuro

Un impianto EPC funziona per trent’anni. Quaranta. A volte di più. Il valore reale emerge dopo la consegna, quando l’impianto deve produrre senza fermarsi. Quando un fermo o mancata produzione costa migliaia di euro al giorno. Quando un guasto minore diventa un problema maggiore perché qualcuno ha saltato un controllo.

La precisione determina il successo del progetto. Non è opzionale.

I dettagli che non vedi, ma che fanno la differenza

Un progettista sceglie un pressacavo da 20mm invece di 18mm. Un tecnico verifica la coppia di serraggio con un dinamometrico invece di affidarsi al tatto. Un installatore traccia un cavo seguendo il percorso più lungo ma più sicuro, evitando zone di calore. Un collaudatore esegue tutti i test della checklist, anche quelli che sembrano ridondanti.Queste decisioni avvengono in ufficio, in cantiere, durante le ispezioni. Il cliente non le vede. Non le vede perché accadono prima che l’impianto entri in funzione. Ma determinano se l’impianto funzionerà per vent’anni o per trenta. Se avrà fermi programmati o imprevisti. Se i costi di manutenzione resteranno contenuti o esploderanno.

Un EPC contractor con decenni di esperienza sa che un pressacavo mal serrato causa un cortocircuito dopo tre anni. Una coppia non verificata provoca allentamenti progressivi. Un cablaggio sbagliato genera surriscaldamenti che degradano l’isolamento. Una checklist incompleta nasconde problemi che emergono quando è troppo tardi. Una mancata verifica della tolleranza imposta dal produttore genera la decadenza della garanzia di prodotto.

Un errore minimo, un impatto massimo

Una tolleranza di 0.5mm non verificata compromette la tenuta meccanica. Una quota errata di 20mm innesca vibrazioni e azioni dinamiche che si amplificano nel tempo. Un controllo saltato porta a un fermo impianto che costa 50.000 euro al giorno o più.L’attenzione al dettaglio protegge l’intero ciclo di vita dell’opera. Non è estetica. Non è rigore formale. È prevenzione.

Il risultato? Continuità operativa e valore nel tempo.

Un impianto progettato e realizzato con precisione parte bene e continua a funzionare. I fermi sono programmati. I guasti sono rari. I costi di manutenzione restano prevedibili. Le garanzie di prodotto continuano ad essere valide ed efficaci.


In AIEM progettiamo, realizziamo, collaudiamo e manteniamo pensando alla prevenzione.

Ogni fase previene problemi invece di risolverli dopo. Questo approccio non si vede subito. Si vede dopo cinque anni, quando l’impianto funziona ancora come il primo giorno. Si vede dopo dieci anni, quando i costi di manutenzione sono inferiori alle previsioni. Si vede dopo vent’anni, quando l’impianto continua a produrre senza interruzioni.

AIEM rinnova la partnership con TEDx Rovigo 2025: “Who is Immortal?”

Il prossimo 13 settembre 2025 si terrà la IX edizione di TEDx Rovigo, dal titolo “Who is Immortal?” – un tema che ci invita a riflettere su cosa significhi davvero lasciare un segno nel tempo.
Essere immortali può voler dire vivere nei ricordi di chi ci ha conosciuto, trasmettere un’idea capace di ispirare per generazioni o trasformare il mondo attraverso le nostre azioni quotidiane.

Quest’anno, sul palco di TEDx Rovigo, si alterneranno voci e storie capaci di attraversare il tempo, esplorando l’immortalità sotto ogni punto di vista:

  • Innovazione che cambia la storia
  • Legami umani che resistono agli anni
  • Idee che continuano a vivere
Da anni AIEM sostiene TEDx Rovigo come partner, perché condividiamo la stessa missione: creare connessioni, diffondere conoscenza e dare spazio alle visioni che costruiscono il domani.

📅 Appuntamento: 13 settembre 2025 – Rovigo

🔗 Scopri di più e partecipa: www.tedxrovigo.it

85 MW di nuova energia solare: l’operazione che consolida la collaborazione tra AIEM e AGSM AIM

Il Gruppo AIEM, attraverso le società AIEM GreenAIEM e OEMpv, ha concluso una delle operazioni più rilevanti del 2025 nel settore fotovoltaico italiano, cedendo al Gruppo AGSM AIM un portafoglio di 22 impianti per una potenza complessiva di 85 MWp.

Questa operazione consolida la posizione di AIEM come partner EPC di riferimento per primari operatori nazionali ed internazionali, grazie a un modello che integra sviluppo, costruzione e gestione operativa post-vendita.

Un portafoglio avanzato e sostenibile

Gli impianti oggetto dell’operazione sono localizzati in Veneto, Emilia-Romagna, Umbria, Lazio e Campania e includono:
  • impianti fotovoltaici a terra,
  • soluzioni agrivoltaiche avanzate,
  • progetti idonei per Comunità Energetiche Rinnovabili.

Sono stati sviluppati con tracker monassialimoduli bifacciali e inverter distribuiti, per massimizzare la produzione e ottimizzare la produttività ed il rendimento di tali assets, integrando misure di mitigazione ambientale e tutela del territorio.

Un modello “build-to-connect” per dare certezza agli investimenti
AIEM ha adottato un approccio build-to-connect, sviluppando, costruendo e connettendo alla rete gli impianti prima della cessione.

FER X: opportunità e sfida per il settore

Con l’avvio del nuovo sistema incentivante FER X, il mercato si trova di fronte a un potenziale aumento di complessità. I ritardi autorizzativi e i colli di bottiglia nella realizzazione rischiano di penalizzare gli operatori meno strutturati.
Molti investitori stanno già prenotando la capacità produttiva degli EPC qualificati per assicurarsi la realizzazione nei tempi previsti.
AIEM, grazie a una pianificazione anticipata e ad accordi quadro pluriennali già definiti, è pronta a supportare clienti lungimiranti, offrendo garanzia degli investimenti, affidabilità e continuità operativa.

Il valore aggiunto della gestione operativa

Dopo la cessione, la fase post-vendita resta strategica. OEMpv, società del Gruppo, garantisce i servizi O&M, monitoraggio, performance elevate e contratti O&M bancabili, elementi essenziali per la tutela degli investimenti e la solidità finanziaria dei progetti.

Pipeline AIEM: crescita costante e visione di lungo periodo

Oltre a questa operazione, AIEM conferma una pipeline che supera 1 GW.
Nel biennio 2025-2026 sono già pianificati ed operativi cantieri per oltre 120 MWp, con lo stesso approccio integrato che ha permesso di realizzare con successo i progetti ceduti ad AGSM AIM.

Un percorso che guarda oltre il 2030

AIEM continua a investire in innovazione, qualità e sostenibilità, rafforzando la propria posizione di partner strategico nella transizione energetica.
La collaborazione con AGSM AIM è la prova concreta di un modello capace di creare valore a lungo termine per clienti, territori e sistema energetico nazionale.

Moduli fotovoltaici bifacciali: una scelta strategica per grandi impianti

Nel fotovoltaico utility scale, alcune tecnologie possono essere un driver fondamentale per massimizzare l’efficienza degli investimenti. Tra le soluzioni più avanzate per grandi impianti industriali e progetti agrivoltaici, i pannelli fotovoltaici bifacciali rappresentano oggi una tecnologia consolidata e strategica per gli EPC contractor che operano su scala nazionale.

In questo articolo spieghiamo cosa sono i pannelli fotovoltaici bifacciali, in cosa si differenziano da quelli tradizionali, quali vantaggi offrono e in quali contesti danno il meglio di sé, per ottenere risultati concreti sia in termini di performance che di ritorno sull’investimento.


Tecnologia bifacciale: oltre i limiti dei sistemi tradizionali
I pannelli fotovoltaici tradizionali (monofacciali) sono progettati per catturare energia solare esclusivamente dalla superficie anteriore. Il lato posteriore, coperto da materiali opachi, non contribuisce alla produzione energetica, limitando di fatto il potenziale dell’area installata.
I moduli bifacciali, invece, utilizzano una struttura trasparente (tipicamente vetro-vetro o con polimeri ad alta trasmittanza) che permette alle celle fotovoltaiche di operare su entrambi i lati. Questa configurazione consente di sfruttare non solo la radiazione diretta, ma anche quella riflessa dalle superfici circostanti, aumentando significativamente la densità energetica per metro quadrato installato.

I vantaggi? Reali solo se il sito lo permette

Installare pannelli bifacciali non garantisce automaticamente un aumento della produzione: l’efficacia dipende da diversi fattori critici. Tra i principali:
  • Tipo di terreno e albedo (capacità di riflettere la luce): ghiaia chiara, sabbia, tetti bianchi o superfici riflettenti offrono maggiore rendimento.
  • Altezza da terra dei moduli: una maggiore distanza facilita la riflessione della luce sul lato posteriore.
  • Assenza di ombreggiamenti: piante, ostacoli o supporti non progettati adeguatamente riducono il beneficio.
  • Distanza tra le file: necessaria per evitare l’ombreggiamento reciproco.
  • Struttura e inclinazione: l’ottimizzazione dell’angolo e dell’altezza migliora la captazione.

Per questo motivo, in AIEM adottiamo i moduli bifacciali solo quando il contesto lo consente, sulla base di analisi tecniche e valutazioni economiche approfondite.

Durabilità e affidabilità per investimenti a lungo termine

La struttura vetro-vetro dei moduli bifacciali offre una resistenza meccanica superiore rispetto ai pannelli tradizionali con backsheet in polimeri. Questo aspetto è cruciale per investimenti utility scale dove la durabilità dell’impianto impatta direttamente sui flussi di cassa a 25-30 anni.
Proprio per questo, in alcuni dei nostri recenti progetti abbiamo deciso di adottare questa tecnologia.

Impianto agrivoltaico di Polesella (RO) – 13 MWp

Il progetto da 13 MWp realizzato a Polesella rappresenta un caso studio significativo dell’applicazione dei moduli bifacciali in contesti agrivoltaici. L’integrazione con l’attività agricola ha permesso di ottimizzare sia la produzione energetica che la sostenibilità economica dell’investimento, con una produzione annua stimata di oltre 20 GWh.


Impianto industriale di Minerbio (BO) – 3.2 MWp

Il progetto da 3.2 MWp su copertura industriale a Minerbio ha dimostrato l’efficacia dei pannelli bifacciali su tetti piani con superfici riflettenti. La configurazione ottimizzata ha garantito performance superiori alla media nazionale per impianti di analoga tipologia.


Fattori critici per il successo dei progetti bifacciali

L’implementazione efficace dei pannelli bifacciali richiede competenze specifiche in:

  • Dimensionamento delle strutture di sostegno: Altezza da terra, inclinazione e orientamento ottimali
  • Gestione delle ombre: Progettazione per minimizzare l’ombreggiamento del lato posteriore
  • Integrazione con sistemi di tracking: Massimizzazione della captazione su entrambi i lati
Inoltre, la decisione di utilizzare moduli bifacciali deve essere supportata da:
  • Analisi del potenziale di albedo: Valutazione delle caratteristiche riflettenti del sito
  • Modellazione finanziaria avanzata: Calcolo del ROI considerando tutti i fattori di performance
  • Studi di fattibilità tecnico-economica: Confronto con soluzioni alternative
Il nostro approccio integrato garantisce l’ottimizzazione di ogni fase del progetto, dalla valutazione iniziale fino al commissioning finale, assicurando il raggiungimento degli obiettivi di performance e redditività.
Vuoi valutare se i pannelli bifacciali possono ottimizzare il tuo prossimo investimento in energia rinnovabile? Il nostro team tecnico-commerciale è a disposizione per analizzare le specifiche del tuo progetto e identificare la soluzione tecnologica più adatta alle tue esigenze.
Se ti interessa approfondire, abbiamo raccontato alcuni dei nostri progetti anche su LinkedIn. Troverai esempi pratici, numeri concreti e tante curiosità sui nostri impianti realizzati con pannelli bifacciali.

Agrivoltaico: come ingegneri, agronomi e AI collaborano per un futuro sostenibile

Ecco come la sinergia tra ingegneria, agronomia e intelligenza artificiale sta trasformando l’agrivoltaico in un modello vincente per produrre energia e cibo in modo sostenibile ed efficiente.

Un sistema che unisce tecnologia e territorio

L’agrivoltaico è molto più di una semplice sovrapposizione tra agricoltura e impianti fotovoltaici: è un sistema evoluto che richiede progettazione avanzata, visione strategica e, soprattutto, collaborazione multidisciplinare. In un mondo in cui la pressione sulle risorse naturali aumenta, la capacità di generare energia pulita senza sottrarre spazio all’agricoltura è una sfida cruciale. L’agrivoltaico offre una risposta concreta, trasformando i terreni agricoli in spazi doppiamente produttivi, dove la luce del sole nutre sia le piante che i pannelli.

La forza dell’integrazione tra competenze

Il vero punto di forza di un impianto agrivoltaico non risiede solo nella tecnologia, ma nell’alleanza tra figure professionali complementari. Gli ingegneri, ad esempio, svolgono un ruolo chiave nella progettazione dell’architettura dell’impianto. Studiano la meccanica, la stabilità e il movimento dei pannelli, affinché possano adattarsi all’andamento del sole e alle caratteristiche specifiche del terreno agricolo.

Accanto a loro operano gli agronomi, responsabili dell’analisi delle colture e del comportamento del suolo sotto l’effetto dell’ombreggiamento parziale. La scelta delle varietà agricole, l’organizzazione delle semine e la gestione del microclima sono elementi fondamentali per mantenere alta la resa produttiva, anche in presenza di pannelli solari.

Ma è l’intelligenza artificiale a rappresentare oggi una delle innovazioni più significative nel campo dell’agrivoltaico. Grazie a sistemi predittivi e a una rete di sensori ambientali, l’AI è in grado di regolare in tempo reale l’orientamento dei pannelli, ottimizzando il bilanciamento tra la produzione di energia e l’irraggiamento necessario alle piante. In pratica, ogni impianto agrivoltaico diventa un sistema dinamico, capace di adattarsi in modo intelligente alle condizioni climatiche e colturali.

A completare il quadro ci sono gli esperti di sostenibilità e sviluppo rurale, che valutano l’impatto dell’impianto sul territorio e sulle comunità locali. La loro presenza garantisce che l’intervento sia non solo efficiente, ma anche armonico con la vocazione agricola, culturale ed economica del contesto.


Vantaggi che si vedono e si misurano

L’agrivoltaico, quando ben progettato, è in grado di generare vantaggi tangibili sia in termini ambientali che produttivi. Gli impianti dotati di pannelli mobili regolati da sistemi intelligenti possono arrivare a produrre fino al 30% di energia in più rispetto agli impianti tradizionali fissi. Questo incremento si traduce in maggiore efficienza e ritorno sull’investimento, senza compromettere la produttività agricola.

Un altro beneficio notevole riguarda la gestione delle risorse idriche. L’ombreggiamento parziale offerto dai pannelli riduce l’evaporazione del suolo, contribuendo a un risparmio d’acqua che può raggiungere il 20%. Questo è particolarmente significativo in contesti dove la siccità e il cambiamento climatico mettono sotto pressione le disponibilità idriche.

Dal punto di vista agricolo, l’interazione tra luce filtrata e temperatura controllata può migliorare la qualità di alcuni prodotti, come ad esempio il foraggio destinato all’alimentazione animale. Inoltre, la presenza di aree ombreggiate favorisce il benessere degli animali da allevamento, offrendo loro riparo dal caldo e contribuendo a ridurre lo stress termico.

Un’agricoltura connessa, intelligente e resiliente

L’adozione dell’intelligenza artificiale nell’ambito agrivoltaico segna un passaggio verso un’agricoltura sempre più precisa e interconnessa. I sistemi automatizzati, grazie alla raccolta continua di dati climatici e ambientali, consentono di regolare in modo millimetrico la posizione dei pannelli, mantenendo l’equilibrio ottimale tra luce e ombra. Questo approccio dinamico e adattivo porta a una gestione più efficiente delle risorse, riducendo l’intervento umano e i margini d’errore.

L’agrivoltaico diventa così un simbolo di resilienza, non solo contro i cambiamenti climatici, ma anche rispetto alle sfide economiche che oggi affrontano le imprese agricole. Offrendo un doppio canale di reddito – agricolo ed energetico – questo modello rafforza la stabilità economica delle aziende, promuovendo uno sviluppo territoriale più equo e sostenibile.

 

Conclusione: coltivare energia, raccogliere futuro
L’agrivoltaico non è una semplice soluzione tecnica, ma una nuova visione del rapporto tra uomo, terra e tecnologia. È la dimostrazione che l’innovazione, quando guidata da una logica integrata e multidisciplinare, può generare valore reale, misurabile e duraturo. Un futuro sostenibile richiede soluzioni intelligenti, ma anche collaborazione tra saperi, rispetto per il territorio e capacità di guardare oltre. Con l’agrivoltaico, questo futuro è già in costruzione.

AIEM su PV Magazine Italia: focus su innovazione nei progetti di Polesella (RO) e Minerbio (BO)

PV Magazine Italia dedica un approfondimento ad AIEM con un’intervista al nostro Amministratore Delegato Gianluca Miccoli, firmata da Lara Morandotti. Un’occasione per condividere la visione e il lavoro che stiamo portando avanti in Veneto ed Emilia-Romagna nell’ambito della transizione energetica.
L’articolo esplora due tra i più recenti impianti realizzati dal nostro team.

Polesella: agrivoltaico avanzato e integrazione territoriale
A Polesella, in provincia di Rovigo, AIEM ha costruito un agrivoltaico da 13 MW, progettato per integrarsi armoniosamente nel contesto agricolo locale. L’impianto, sviluppato su 18 ettari, combina moduli bifacciali su tracker, sistemi intelligenti per l’agricoltura e soluzioni di integrazione ambientale.


Minerbio: grid parity e tecnologie di ultima generazione
In provincia di Bologna, l’impianto fotovoltaico realizzato a Minerbio per conto di un fondo infrastrutturale con sede nel Regno Unito è un esempio concreto di produzione in grid parity, con una potenza attuale di 2,7 MW. È già stato avviato l’iter per l’ampliamento a 3,5 MW, sostenuti da tecnologie avanzate e da un sistema completo di monitoraggio e gestione da remoto real time.

Nell’intervista, Miccoli sottolinea anche la diversificazione del portafoglio AIEM, che comprende progetti CER, PNRR, FER X e impianti su siti dismessi, puntando su un approccio che supera il concetto di “green field” e valorizza il territorio.

Leggi l’articolo completo su pv magazine Italia: